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Alessandro Valenti · Gino Zavanella — architetti associati

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Norme CONI per l’impiantistica sportiva: cosa chiedono al progetto

Studio GAU, architetti associati · Aggiornato al

Chi progetta una palestra, un campo o un centro di allenamento incontra presto le Norme CONI per l’impiantistica sportiva. Le norme CONI per gli impianti sportivi sono la base del parere di idoneità sportiva e convivono con le leggi dello Stato e con i regolamenti delle federazioni. Le misure che pesano di più sul progetto riguardano fasce di rispetto, altezze libere, spogliatoi e primo soccorso.

Il testo in vigore e i tre tipi di impianto

Il testo di riferimento è quello approvato con deliberazione del Consiglio Nazionale del CONI n. 1379 del 25 giugno 2008. Vale per i nuovi impianti e per le ristrutturazioni, cioè per ogni variazione distributiva o funzionale. Resta fuori soltanto la manutenzione ordinaria.

La prima domanda è a quale categoria appartiene l’impianto, perché da qui dipende il peso delle singole prescrizioni:

  • gli impianti agonistici ospitano le attività ufficiali delle Federazioni sportive nazionali (FSN) e delle Discipline sportive associate (DSA) e devono essere omologati secondo i regolamenti federali;
  • gli impianti di esercizio servono ad attività regolamentate ma non agonistiche, propedeutiche, formative o di mantenimento, e seguono le norme con i margini dell’art. 11;
  • gli impianti complementari accolgono attività fisico-sportive non regolamentate dalle FSN e DSA, ricreative, di benessere o riabilitative: per loro la Parte III offre soltanto linee guida.

Norme CONI, leggi dello Stato e regolamenti federali

Le norme CONI non si leggono da sole. L’art. 1 chiede il rispetto anche delle leggi su urbanistica, sicurezza, igiene e barriere architettoniche. Quando le indicazioni sono in contrasto, vale quella più restrittiva.

Per gli impianti agonistici c’è un terzo livello: i regolamenti tecnici e di omologazione delle federazioni. Su ciò che disciplinano espressamente, come le misure del campo o le attrezzature fisse, prevalgono sulle norme CONI.

Si aggiunge la normativa di sicurezza: il D.M. 18 marzo 1996 regola capienza, settori e vie di uscita degli stadi e degli altri impianti con pubblico. Oltre i 100 spettatori si applica per intero; fino a 100, o senza pubblico, vale il solo art. 20.

Parere di idoneità sportiva e omologazione

Sono due atti distinti e arrivano in momenti diversi del percorso.

Il parere di idoneità sportiva riguarda il progetto. Il decreto legislativo 28 febbraio 2021, n. 38, all’art. 9, lo affida alla Commissione unica per l’impiantistica sportiva, che opera presso il CONI. Vale per tutti gli impianti sportivi, compresi quelli scolastici. Restano fuori dal parere gli aspetti di prevenzione incendi, che seguono la procedura dei Vigili del Fuoco. Per l’art. 1 delle Norme, il loro rispetto è vincolante per il rilascio dei pareri tecnici del CONI.

L’omologazione arriva a opera finita. È un atto della federazione e attesta che un impianto realizzato, completo e funzionante è idoneo alle competizioni di un certo livello. L’atto indica una durata di validità, scaduta la quale serve una nuova omologazione (art. 12).

Per questo il regolamento federale va letto già nel progetto di fattibilità tecnico-economica. Un campo dimensionato per l’attività di base non diventa omologabile per una categoria superiore solo perché ha ottenuto il parere.

Lo spazio di attività

Orientamento e fasce di rispetto

Per i campi all’aperto, senza indicazioni federali, l’orientamento preferibile dell’asse principale è nord-sud, con 15° di tolleranza verso est o ovest (art. 7.1). La conformazione del lotto può giustificare scostamenti.

Intorno a ogni campo, pista, pedana o vasca servono fasce di rispetto piane e libere da ostacoli fissi o mobili. Se il regolamento federale non dice altro, sono larghe almeno 1,50 m, misurate dalle segnature o dal bordo vasca (art. 7.3). Pilastri, panchine e attrezzi non utilizzati devono quindi restarne fuori.

Altezze libere

L’altezza libera si misura dal piano di gioco e vale su tutto lo spazio di attività, fasce comprese. In mancanza di prescrizioni federali, l’art. 7.6 chiede almeno 4,00 m per gli spazi fino a 250 m² e 7,00 m per quelli più grandi. Bocce e piscine hanno valori propri.

Un esempio: una sala di 20 × 30 metri

Applichiamo questi valori a una sala di 20 × 30 m, come quella della palestra polivalente «G. Boni» a Mantova, progettata dallo studio. La superficie è di 600 m², oltre la soglia dei 250 m²: l’altezza libera minima è quindi di 7,00 m.

Per le vie d’esodo degli impianti al chiuso la norma conta un utente ogni 4 m² di spazio di attività (art. 7.14). Nella stessa sala sono 600 / 4 = 150 utenti contemporanei. Per il deposito attrezzi la norma consiglia almeno 1/25 dello spazio servito, cioè 600 / 25 = 24 m² (art. 10.1.3). Con 600 m² al chiuso la sala supera anche la soglia dei 200 m² lordi dell’attività n. 65 del D.P.R. 1° agosto 2011, n. 151. È quindi soggetta ai controlli di prevenzione incendi anche senza pubblico.

Luce e pareti

Le sorgenti luminose non devono abbagliare chi gioca né chi guarda: l’indice di abbagliamento deve rientrare nei limiti della UNI EN 12193 (art. 7.8). Le superfici finestrate non vanno sulle pareti di testata, normali all’asse longitudinale del campo, perché i giocatori le avrebbero di fronte (art. 7.7).

Nelle sale al chiuso le pareti devono essere prive di sporgenze fino a 2,50 m dal pavimento. Sotto questa quota le vetrate sono antisfondamento o protette (art. 10.1.1).

Spogliatoi e servizi di supporto

Gli spogliatoi per atleti si dimensionano sugli utenti contemporanei, tenendo conto dei turni e del tipo di sport. Senza diverse indicazioni federali i locali sono almeno due, protetti dall’introspezione (art. 8.1).

In un locale comune servono almeno 1,60 m² per posto spogliatoio, passaggi e armadietti compresi. Oltre i 40 posti è preferibile suddividerli in più locali. Da ogni spogliatoio si accede ai propri servizi igienici e alle docce. La dotazione minima è di un WC ogni 16 posti e una doccia ogni 4, con almeno due docce (artt. 8.6 e 8.7).

Per i campi all’aperto l’art. 10.3.2 dà valori minimi indicativi: 30 posti spogliatoio per il calcio, 44 per il rugby, 60 per l’atletica leggera, 20–30 per i piccoli campi polivalenti. Per i magazzini l’art. 10.3.3 consiglia almeno 15 m² per il calcio e 40 m² per l’atletica.

Facciamo un’ipotesi: uno spogliatoio per 20 atleti. Servono 20 × 1,60 = 32 m², 2 WC (20 / 16 = 1,25, arrotondato per eccesso) e 5 docce (20 / 4).

Per giudici di gara e istruttori servono, salvo diverse indicazioni federali, almeno due locali propri, ciascuno per almeno 2 utenti contemporanei e in media per 4–10. Fino a 4 utenti bastano un WC e una doccia, da 5 a 10 servono un WC e due docce (art. 8.2).

Anche l’accessibilità si traduce in misure. Le porte degli spogliatoi hanno una luce netta di almeno 0,90 m e accanto alla panca restano 0,80 m liberi per la sedia a ruote (art. 8.1). I servizi igienici per utenti con disabilità misurano almeno 1,50 × 1,50 m, o 1,50 × 1,80 m con il lavabo all’interno (art. 8.6).

Primo soccorso e percorsi

Il locale di primo soccorso sta preferibilmente lungo il percorso verso gli spogliatoi. Deve essere raggiungibile sia dallo spazio di attività sia dall’esterno, senza interferire con le vie d’esodo del pubblico. La norma consiglia almeno 9 m² netti, con un lato di almeno 2,50 m, e passaggi adatti a una barella (art. 8.3.1).

Il Centro Allenamenti della Juventus a Vinovo è un progetto dello studio. Il suo edificio principale, circa 5.000 m² coperti, riunisce gli spogliatoi della prima squadra e delle giovanili, la palestra e il centro di medicina sportiva. In un programma così il primo soccorso deve raggiungere il campo e la viabilità esterna senza attraversare i percorsi del pubblico.

Pianta schematica di una sala polivalente con i servizi di supportoSala di attività con campo e fasce di rispetto, tribuna separata dalla sala, blocco di spogliatoi, locale di primo soccorso con uscita esterna, deposito attrezzi e percorso degli atleti.123456789

Pianta schematica di una sala polivalente con i suoi servizi, non in scala. Tra parentesi gli articoli delle Norme CONI.

  1. Spazio di attività con le segnature del campo
  2. Fascia di rispetto piana e libera da ostacoli, larga almeno 1,50 m (art. 7.3)
  3. Delimitazione verso il pubblico, alta almeno 1,10 m (art. 9.1)
  4. Tribuna, con accesso separato per gli spettatori
  5. Due spogliatoi per atleti, ciascuno con WC e docce propri (artt. 8.1, 8.6, 8.7)
  6. Spogliatoi per giudici di gara e istruttori, almeno due, ciascuno con WC e doccia propri (art. 8.2)
  7. Primo soccorso con uscita diretta all’esterno (art. 8.3.1)
  8. Deposito attrezzi con accesso dalla sala e dall’esterno (artt. 8.4, 10.1.3)
  9. Percorso degli atleti dall’atrio al campo

Il pubblico: delimitazione e visibilità

Durante le manifestazioni, lo spazio di attività, gli spogliatoi e i relativi collegamenti devono restare inaccessibili agli spettatori. Se leggi e regolamenti non dicono altro, la separazione è alta almeno 1,10 m (art. 9.1).

Ogni posto in tribuna deve superare la verifica di visibilità, e i posti con visibilità limitata non si possono usare. Negli impianti all’aperto si deve vedere anche un punto sopra il centro del campo. Per il calcio sta a 15 m di altezza, a 20 m nelle gare internazionali (art. 9).

La verifica usa la formula x = a·b / (c − d), con l’occhio dello spettatore seduto a 0,80 m sopra il gradone. Il franco d tra la linea di vista e l’occhio della fila davanti è preferibilmente di 0,12 m.

Valori delle Norme CONI citati in questa pagina
ElementoValoreArt.
Fasce di rispetto, senza diversa indicazione federale1,50 m7.3
Altezza libera, spazi fino a 250 m² / oltre4,00 m / 7,00 m7.6
Affollamento degli spazi al chiuso, piscine escluse1 utente ogni 4 m²7.14
Posto spogliatoio in locale comune1,60 m²8.1
WC negli spogliatoi atleti1 ogni 16 posti8.6
Docce negli spogliatoi atleti1 ogni 4 posti, minimo 28.7
Posti spogliatoio, campi di calcio all’aperto (indicativo)almeno 3010.3.2
Magazzino, campo di calcio (consigliato)15 m²10.3.3
Locale di primo soccorso, valore consigliato9 m² netti, lato ≥ 2,50 m8.3.1
Deposito attrezzi negli impianti al chiuso, consigliato1/25 dello spazio di attività10.1.3

Impianti di esercizio: dove la norma concede margini

Per gli impianti non agonistici l’art. 11 ammette spazi di attività più piccoli. Senza regolamenti federali per l’allenamento, la tolleranza è del 20 % sulle dimensioni in pianta e sulle altezze libere previste per il livello di pratica più basso.

Le fasce di rispetto restano obbligatorie. Spogliatoi e magazzini possono essere ridotti o, in casi particolari, eliminati, se altre strutture ne garantiscono le funzioni. Restano garantite le condizioni minime di sicurezza e igiene e l’accessibilità per tutti gli utenti.

Un campo destinato a partite ufficiali è un impianto agonistico e di questi margini non beneficia.

L’ordine delle verifiche

  1. Tipo di impianto e livello di attività previsto.
  2. Regolamento di omologazione della federazione per quel livello.
  3. Leggi applicabili: D.M. 18 marzo 1996 (per intero oltre i 100 spettatori, art. 20 sotto), prevenzione incendi, barriere architettoniche, igiene.
  4. Spazi di attività, fasce, altezze; poi spogliatoi e servizi sugli utenti contemporanei.
  5. Percorsi separati per atleti, pubblico, soccorso e manutenzione.

Domande frequenti

Una palestra comunale senza campionati deve rispettare le norme CONI?

Sì, se vi si praticano discipline delle federazioni, anche solo per allenamento o corsi: è un impianto di esercizio. L’art. 11 concede margini sulle dimensioni e sulla dotazione di spogliatoi, non sulle fasce di rispetto né sulle condizioni minime di sicurezza, igiene e accessibilità. Se la palestra accoglie solo attività non regolamentate, come il fitness, è un impianto complementare e valgono le linee guida della Parte III. Se un giorno dovrà ospitare gare ufficiali, conviene dimensionarla subito sul regolamento federale, perché l’altezza libera non si recupera senza rifare la copertura.

Il parere del CONI equivale all’omologazione?

No. Il parere di idoneità sportiva riguarda il progetto e lo rilascia la Commissione unica per l’impiantistica sportiva, che opera presso il CONI. L’omologazione è un atto della federazione sull’impianto finito, vale per un livello di competizione preciso e ha una durata indicata nell’atto stesso.

Se regolamento federale e norme CONI danno misure diverse, quale vale?

Per ciò che il regolamento tecnico federale disciplina espressamente, come le dimensioni del campo o le attrezzature, prevale il regolamento. Tra norme CONI e leggi dello Stato vale invece l’indicazione più restrittiva. Conviene annotare nella relazione tecnica quale fonte si è applicata a ogni misura.

Quanti spogliatoi servono per un campo da calcio?

Per i campi all’aperto l’art. 10.3.2 chiede almeno due locali, ciascuno con servizi igienici e docce propri, e un numero di posti almeno pari agli utenti contemporanei. Salvo diverse indicazioni federali, per il calcio indica almeno 30 posti spogliatoio. Con 1,60 m² per posto sono 48 m² in tutto, con 2 WC (30 / 16 = 1,875) e 8 docce (30 / 4 = 7,5), arrotondati per eccesso. A questi si aggiungono gli spogliatoi per i giudici di gara (art. 8.2).

Norme e fonti

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